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Società di capitali: l’opzione di vendita di quote (cosiddetta opzione put) non elude il divieto di patto leonino.

La Suprema Corte di Cassazione con ordinanze n. 17498 del 4.7.2018 (cassa Appello Milano n. 636/2016) e n. 17500/2018 (cassa Appello Firenze 996/2016) è intervenuta sulla controversia questione dei rapporti fra l’opzione di vendita delle quote di società di capitali a prezzo fisso (put option) - che consente alle parti di predeterminare le condizioni e le modalità di dismissione del proprio investimento nella società - ed il divieto del cosiddetto patto leonino (articolo 2265 del Codice Civile).

La norma vieta infatti quelle pattuizioni che prevedono la totale esclusione del socio dalla partecipazione al rischio di impresa o agli utili, o ad entrambi.

Prima di tali pronunce la giurisprudenza aveva maggioritariamente concluso per la nullità dell’opzione put a prezzo fisso configurandola quale violazione del divieto di cui sopra.

La Cassazione ha invece riconosciuto lecita, dunque meritevole di tutela, l’opzione di vendita quote a prezzo predeterminato assimilando tale operazione ad un accordo interno a causa mista (associativa e finanziaria) concluso fra soci pertanto estraneo alla società. Accordo che quindi non altererebbe la causa societatis e, per tale ragione, le opzioni di put a prezzo fisso attuate in veste di finanziamenti partecipativi devono ritenersi valide.

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